
C’è una nostalgia sottile nei paesaggi innevati, soprattutto oggi.
La neve che cadeva abbondante, che restava a lungo, che trasformava il bosco in un luogo sospeso, sembra appartenere a un altro tempo. Un inverno più lento, più silenzioso, capace di fermare tutto senza fare rumore.
Ora la neve arriva timida, incerta. A volte non arriva affatto. E quando c’è, la guardiamo con un’attenzione diversa, come si fa con le cose rare, sapendo che dureranno poco. Il bianco non copre più davvero: accenna, sfiora, poi si ritira.
Questo paesaggio innevato porta con sé la memoria di ciò che era normale. Camminare nel freddo vero, ascoltare il silenzio ovattato, riconoscere le stagioni senza bisogno di calendario. È una nostalgia che non idealizza, ma ricorda. Che non rimpiange soltanto, ma interroga.
Forse è proprio questo che la neve, quando c’è, ci chiede oggi: di fermarci un momento, di custodire lo sguardo, di non dare per scontato ciò che resta.
Perché in questo bianco fragile c’è ancora un racconto da proteggere.Â











































































































































































































